Viaggiare in bicicletta con 5€ al giorno

Siate poveri e siate felici.

Durante l’Explore 2014, l’evento onanistico della Royal Geographical Society, incontrai un ciclista che aveva viaggiato spendendo, in media, 10 dollari al giorno. Mi sembrò una quantità di denaro piuttosto esigua, e leggendo le pagine di vari blog mi convinsi che con 10 dollari, ovvero l’equivalente in euro, potevo farcela anch’io. Poi mi misi le mani in tasca e cominciai a contare. Qualche calcolo più tardi, ecco che mi chiedevo: perché 10 e non 7? E perché 7 e non 5?

Cinque. Cinq. Five. Biyar. Cinque euro al giorno:  questa la cifra che avevo in testa quando lasciai Madrid per una destinazione non meglio definita (da qualche parte in Asia). Sì può fare? Sì, si può fare.

Una volta adottato lo stealth camping come stile di viaggio, le spese si riducono ad un’unica voce: cibo. La prima cosa che uno si chiede è se sia fattibile comprimere in una spesa giornaliera di soli 5 euro tutto quello di cui il corpo necessita durante un viaggio in bicicletta, ovvero carboidrati, proteine, vitamine, e zuccheri, e tutto questo in quantità bilanciate per ottimizzare la carburazione, far fronte allo sforzo, e non deperire come un ramoscello in autunno.

La risposta è duplice. La prima risposta è che sì, la cosa è fattibile. Tuttavia, in termini assoluti, per 5 euro sarà alquanto complicato fornire all’organismo tutti i nutrienti necessari. La seconda risposta è che dipende – dipende dal paese in cui si trova e dalla distanza giornaliera coperta.

Il costo della benzina è di circa 50-70 centesimi per una bottiglia di 0.6 litri, e con 0.6 litri di combustibile si riescono a cucinare tra i 12 e i 16 pasti. Questo significa che il costo del combustibile incide poco sul budget: con un ‘pieno’ è possibile andare avanti per una settimana. L’acqua è gratuita: in mancanza di fontanelle o sorgenti si ricorre al filtro. L’acquisto di bottiglie è limitato a quei rari casi in cui il bisogno di idratarsi sia dettato dall’impellenza – e comprare una bottiglia di plastica è davvero fastidioso.

Il problema principale con cui fare i conti è quello di fornire all’organismo il giusto apporto di carboidrati e proteine. Al contrario dei carboidrati (pasta, riso, noodles, ecc.), tutto sommato piuttosto economici, le proteine incidono fortemente sul budget giornaliero. Il trucco sta nell’individuare la fonte di proteine più economica disponibile nel paese che si sta attraversando. Francia e Spagna offrono dello stupendo scatolame, i Balcani delle nutrienti salsicce, la Turchia dell’ottimo formaggio, e Georgia e Armenia della carne a prezzi sostenibili (nonché, anche qui, dei prodotti caseari a buon mercato). I semi di girasole (generalmente di origine bulgara) sono ricchi di proteine e fibre: reperibili a costo contenuto dall’Italia fino alla Turchia, costituiscono un eccellente complemento per il pasto o lo snack.

Il mancato apporto proteico comporta una rapida perdita di massa muscolare. Tra il giorno 15 e il giorno 24 ho percorso circa 1,361 chilometri ovvero una media giornaliera di 136 km, con una punta massima di 202 km (DAY23). Durante quei dieci magnifici giorni spesi tra Francia e Italia, il mio rifornimento proteico è stato quasi nullo. Un po’ perché non ne avvertivo il bisogno, un po’ perché gli unici negozi che incrociavo erano piccoli alimentari di provincia dai prezzi improponibili (questo è particolarmente vero per l’Italia), la mia spesa glissava sulla voce proteine, concentrandosi invece su biscotti, pastina e frutta (pompelmi e banane, ove possibile). La pastina in brodo si cuoce rapidamente e i biscotti ti fanno andare avanti, e ti fanno andare avanti così tanto che si ha la sensazione di essere perfettamente nutriti: mangiavo, pedalavo e bruciavo, chilo di frollini dopo chilo di frollini (il biscotto tipo frollino, così comune in Italia, è tra i più calorici, nonché abbastanza economico), in un ciclo continuo, e su una strada pianeggiante (come nella Pianura Padana) avevo l’impressione di poter pedalare ad infinitum. Anche se il fisico sembra abituarsi a una dieta fatta essenzialmente di carboidrati, il risparmio è solo apparente: dopo un poco l’energia per affrontare con ritmo ascese e strade più difficoltose si fa sempre più flebile, e così la capacità di resistenza. Tutto divenne piuttosto chiaro il giorno 24 quando, raggiunta Trieste, mi denudai davanti a uno specchio per la prima volta dall’inizio del viaggio: l’immagine riflessa era quella di una creatura filiforme dal costato marcato, una sorta di spaghetto abbronzato alle estremità. Il passaggio sloveno segnò un generale abbassamento dei prezzi, il che contribuì non poco a contenere la spesa entro i limiti del budget e a mantenere il mio fisico in una forma accettabile. A parte una breve crisi greca (l’aumento repentino di temperatura mi tolse l’appetito, cosicché dovetti ricorrere a una dieta a base di manzo in scatola per qualche giorno, e i prezzi nei supermercati ellenici sono dolorosi), il resto del viaggio si svolse senza problemi nutrizionali.

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Proteine per ciclisti che non vogliono morire

Naturalmente il budget si riferisce solo alle spese di alloggio e approvvigionamento, escludendo quindi il costo dei passaggi in nave (es. laguna veneta, traghetto Atene-Chios-Çesme, nave Bandar Abbas-Sharjah), dei visti, e degli ingressi alle attrazioni a pagamento disseminate lungo il cammino (i siti UNESCO o candidati ad esserlo si aggirano intorno ai 10 €) – oltre a riparazioni meccaniche e ai pezzi di ricambio ove necessario.

Stabilire un budget è un buon esercizio di autodisciplina. Un tetto di spesa basso e realistico, anche se destinato a regolare sforamento, ha una funzione sia psicologica che pratica: se avessi stabilito un budget di 10 €, avrei speso in media poco più di 10 €; stabilendo un tetto di 5 €, alla fine ho speso poco più di 5 € (5.6 €).

Credere di poter inserire ogni voce di spesa in un budget di 5 € è ingenuo e irrealistico, tanto più che 5 € è una quantità arbitraria decisa a tavolino la cui funzione primaria è quella di concentrare gli acquisti sulle cose strettamente necessarie (cibo, come già detto). Quindi, nei calcoli che hanno preceduto il viaggio, alla cifra destinata al budget (5 € x 30 giorni x 6 mesi = 900 €) ho aggiunto una cifra indeterminata per coprire le spese extra indispensabili (traghetto, visti, ecc.) e quelle estremamente opportune (siti UNESCO, amenità culturali, amenità non culturali, ecc.). Il biglietto di ritorno (440 € + 60 € per il trasporto della bicicletta) rientra nell’extra indispensabile. Il costo totale di 153 giorni di viaggio (budget + extra indispensabile + extra opportuno) si aggira intorno ai 1,700 € (11.11 €/giorno, tutto compreso).

E se vi dicessi che ho vissuto senza tentazioni, senza mai cedere, direi una pingue bugia. Anche i ciclisti sono fatti di carne (beh, carne e acciaio). Sì, c’è stata quella città in cui ho avvertito la necessità di rinchiudermi una stanza d’albergo e di dormire in un letto per 12 ore filate (ce ne sono state un paio, ma quella che ricordo con maggior affetto è Kayseri, in Cappadocia); così come c’è stata quella caffetteria che m’invitava ad entrare per degustare qualche leccornia e alla quale non ho saputo dire di no. O, meno esoticamente, c’è stato quel supermercato in cui sono entrato per uscirne con le braccia strette a un mucchio di cibo spazzatura. Momenti di gloria infinita.

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Kakakin Kura

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Claudio speaking. I'm the co-founder of Freaky Tracks - quite happily, I must say. I taught Italian in New Zealand, undertook fieldwork research in West Africa and tested videogames in Madrid. I am a linguist, a minimalist runner and a travel addict… and nope, I won't stop moving around!
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