Nel Gashaka-Gumti National Park: alla conquista del Gangirwal (1/3)

Trascorrere un periodo nel Gashaka-Gumti è una di quelle esperienze che vorrete sicuramente fare se pensate che il destino di un buon paio di scarponi in età sia quello di morire in modo nobile e avventuroso, e senza rimpianti. Il trek di sette giorni da Gashaka al Gangirwal, sul confine con il Cameroon, è un’avventura di estrema bellezza: un percorso attraverso fiumi, foreste e paludi in una delle regioni più remote dell’Africa Occidentale.

SCHEDA
Luogo Gashaka-Gumti National Park, Taraba State, Nigeria
Partenza Gashaka
Arrivo Chappal Waddi
Tempo 7-8 giorni
Permesso sì, acquistabile presso la direzione del parco (Serti)

Nigeria, Taraba State. Tra gli states nigeriani uno dei miei preferiti, assieme al Borno, l’Adamawa e il Cross-River. Il Taraba è un luogo in cui amo ritornare. Persino la poco fascinosa Jalingo, capitale dall’estetica urbana indiscutibilmente nigeriana, tocca in me delle corde romantiche (accade a chi ha trascorso troppe ore in un motor-park e non vede l’ora di raggiungere la pace dei sensi mangiando del pounded yam prima di sprofondare in un letto).

Sin dalla mia prima visita al Gashaka-Gumti (correva l’anno 2007, viaggiavo assieme a Xavi e la nostra disponibilità di tempo e denaro era alquanto ristretta), l’idea di raggiungere il Gangirwal (2419 metri s.l.m., la più alta montagna della Nigeria, nota in fulani come Chappal Waddi) dal villaggio di Gashaka mi si era appiccicata addosso come un proposito che con il passare del tempo si faceva sempre meno negoziabile.

Per iniziare il trek occorre raggiungere la cittadina di Serti, a una trentina di chilometri da Gashaka, villaggio di media grandezza situato all’interno del parco. Serti è a un giorno di viaggio da Jalingo: recatevi al motor-park di buon mattino, armatevi di pazienza e non disperate (noterete che le vetture dirette a Gembu, oltre Serti e vicino al confine con il Cameroon, si riempiono e partono prima; le vetture che si fermano a Serti invece tendono a riempirsi più lentamente). Il viaggio è lungo e la strada è pessima (specie tra giugno e settembre), ed è probabile che non vediate Serti prima del tramonto (se tutto va bene). Chips, pollo e uova sode on-the-road, e non si può chiedere di meglio.

Serti si sviluppa lungo la strada che continua verso Gembu. La cittadina è piuttosto piacevole, se non altro perché ho imparato ad associarlo all’entusiasmo di chi deve ancora toccare il Gangirwal – oppure alla soddisfatta spossatezza di chi vi è appena stato.

La foresteria del Gashaka-Gumti NP a Serti è un’ottima opzione: offre un’ampia scelta di prezzi ed è qui che definirete costi, mezzi e durata dell’impresa. Il personale del campo ha la tendenza a leggere sul volto dei clienti la tipologia di stanza che si confà alle vostre esigenze, offrendovi una soluzione che non è esattamente quella per cui optereste se aveste cognizione del luogo. Siate serafici: date una lunga occhiata al tariffario e scegliete con calma (raramente la struttura è affollata). Come spesso accade in Nigeria, a determinare i prezzi è la grandezza della stanza: le ho provate un po’ tutte e la stanzetta della forest house, la più piccina, è forse quella in cui mi sono trovato meglio. Il ristorante annesso prepara abbondanti porzioni di semovita (molto raramente pounded yam), colazioni (uova e caffé/tè) ed è fornito di birra (ma spesso non di soda o acqua, che potrete trovare nei piccoli negozi lungo la strada principale).

NIG_serti_forest

La stanza piccina

Una tra le prime persone che incontrerete sarà il manager del campo (un igbo, probabilmente). Qui è importante avere le idee precise su cosa fare e vedere, perché il manager si occupa di soldi e di soldi solamente, ed è assai probabile che non abbia messo piede all’interno del parco (eccezion fatta, forse, per il villaggio di Gashaka). Informazioni sul percorso (e soprattutto sullo stato del percorso nel periodo dell’anno in cui vi trovate) le potete avere da un ranger, quindi è sempre bene discutere il progetto alla presenza di una guida, e preferibilmente della guida che vi accompagnerà nel Gashaka-Gumti. Il consiglio d’oro è quello di avere un’intenzione ferma impostata sul o-tutto-o-niente: se la guida non ha voglia di accompagnarvi ve lo farà capire in mille modi, uscendosene con frasi come ‘Mhm, non si può fare’ oppure ‘Anche la bat forest è molto interessante’, ma c’è sempre una sfumatura espressiva che distingue la semplice riluttanza dalla netta impossibilità.

La mia intenzione di andare sul Chappal Waddi partendo da Gashaka era stata presa molto tiepidamente da parte di Anthony, il ranger-guida con il quale avrei poi iniziato l’avventura. La stagione delle piogge era già iniziata, i fiumi si erano ingrossati e Antony sembrava restio. Il mio progetto era quello, e non ero disposto a rimodulazioni di sorta: se non fosse stato possibile camminare da Gashaka al Gangirwal, beh, mi sarei goduto Serti per un paio di giorni e poi mi sarei diretto verso altri lidi. Anthony provò a propormi altri luoghi e percorsi (tutti invariabilmente più brevi), ma gli spiegai che due erano le cose alle quali non potevo rinunciare: partire da Gashaka (ovvero scegliendo il percorso più lungo) e mettere piede sulla cima del Gangirwal.

Dopo un’amabile discussione l’impresa divenne fattibile. Un sorriso si stampò sul mio volto, e dopo un po’ anche su quello di Anthony. Ora si trattava solo di capire quanto pagare e cosa poteva essere negoziato.

Con Anthony stabilimmo il percorso: Gashaka-Chappal Waddi via Kwano, Yakuba, Ma Sabere e Joaro Amasale. Il ritorno: Joaro Amasale-Njawe a piedi e Njawe-Gouroje via Mayo Ndoga in motocicletta, Gouroje-Serti in auto.

Un giorno se ne andò per capire esattamente cosa si doveva pagare al fine di portare a termine l’hike. I costi fissi erano i seguenti (al 2011):

  • guida 24 h (un fisso al giorno, da tariffario: 1000 naira/giorno = 5 €);
  • permesso per accamparsi (200 naira/notte = 1 €);
  • entrata al parco (una tantum, 500 naira ? = 2,5€);
  • giubbotto salvagente (ah, l’unica condizione impostami: il manager temeva che il livello dei fiumi fosse così alto che non avremmo potuto guadarli, da qui l’obbligo di caricarmi il costo del noleggio. Fortunatamente il costo era irrisorio. Il giubbotto rimase a Gashaka: Anthony sapeva perfettamente che si trattava di un oggetto piuttosto inutile).

Con Anthony trattai il costo giornaliero del portatore, che alla fine si stabilì sulle 1,500 naira/giorno = 7,5€. L’accordo preciso tra la guida e il portatore non mi è mai stato chiaro: oltre al placido sospetto che parte di quelle 1500 naira fossero destinate alle tasche della guida (non troppo contenta di partire per il Chappal Waddi), il costo dei portatori nella stagione umida – ovvero quando inizia il lavoro nei campi – tende a salire.

Infine il trasporto del nostro gruppetto da Serti a Gashaka. Uno dei grami compiti del manager – ma al contempo una delle sue eccellenti abilità – consiste nel convincere il partente che per raggiungere Gashaka sia necessario il noleggio di un 4×4, vettura disponibile nel parco macchine del campo base. Non cedetti: Gashaka è perfettamente raggiungibile in motocicletta, ed è molto più conveniente pagare tre bikers per percorrere i 30 km che separano Serti da Gashaka (20 dei quali all’interno del parco), che noleggiare la vettura del parco (il noleggio è giornaliero, e inoltre viene chiesto l’acquisto di un pieno di benzina, oltre al pagamento di una fee per l’autista).

Briefing logistico con Anthony, e poi una serata di relax. Saremmo partiti l’indomani.

Ero pronto. O quasi.

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Kakakin Kura

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Claudio speaking. I'm the co-founder of Freaky Tracks - quite happily, I must say. I taught Italian in New Zealand, undertook fieldwork research in West Africa and tested videogames in Madrid. I am a linguist, a minimalist runner and a travel addict… and nope, I won't stop moving around!
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